Il film imperdibile stasera in tv: HANNO CAMBIATO FACCIA (mart. 26 luglio 2016)

Hanno cambiato faccia, Rai Movie, ore 23,05.
Hanno-cambiato-faccia-AKA-Theyve-Changed-Faces-1971-2Se n’è andato lo scorso 11 luglio a 77 anni, Corrado Farina, e stasera c’è la bella occasione di ricordarlo guardandosi in tv uno dei suoi due lungometraggi: questo Hanno cambiato faccia, anno domini 1971, vincitore addirittiura del pardo d’oro a Locarno, un festival che allora voleva molto bene al nostro cinema. Autore eccentrico e inclassificabile, un outsider di quelli veri mica per finta e posa, il torinese Farina, diventato grande professonalmente nella mitologica agenzia Testa dove sarebbe diventato uno dei registi più affidabili di caroselli e di quello che dopo carosello sarebbe avvenuto nella comunicazione pubblicitaria italiana. Autore eccentrico, che già negli anni Settanta sapeva giocare con leggerezza e colta ironia, e senza il minimo snobismo, con i generi, realizzando questo molto strano vampyr movie (e, di lì a poco, Baba Yaga, ovvero la strega della Valentina di Crepax fatta cinema con la carne di Caroll Baker e un controllato delirio pop). A cambiare faccia sono i succhiasangue della transilvanica tradizione. Che qui son trasmigrati a Torino, nella persona del presidente di un’azienda automobilistica torinese chiamato Avio Motor, e ogni allusione non è per niente causale, anzi fortissimamente voluta. Lui, il presidente, porta il minaccioso nome di Giovanni Nosferatu, eppure nessuno sospetta di lui: evidentemente non hanno visto il film di Muranu. Sarà un suo impiegato, il giovane Alberto Valle, a rendersi conto a poco a poco di chi si nasconda dietro l’identità del più potente uomo in città: una catena di scannamenti e vittime. Un film che sembra anche il personale sberleffo attuato in forma di metafora di un torinese verso il potere forte, fortissimo che per un secolo ha dominato la fu capitale sabauda. Anche, una trasposizione in chiave horror di quella stagione di ribellismi operaisti e antipadronali: la fabbrica del film che letteralmente succhia il sangue a chi ci lavora e a tutti coloro che si muovono nel suo raggio letale riecheggia la narrativa, paranoica la sua parte, sesantottine e post-sessantottina. Chissà a vederlo adeso che effetto farà. Probabile che il cosiddetto discorso politrico risulti indigesto e datatissimo, e invece sia assai più sostenibile e godibile il gioco dei e sui generi. Con Adolfo Celi, uno tra i pochi attori dal tratto borghese del nostro cinema di allora, quale signor Noisferatu.

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