Film stasera in tv: DALLAS BUYERS CLUB (mart. 26 marzo 2019, tv in chiaro)

Dallas Buyers Club, Rai 5, ore 21,15. Martedì 26 marzo 2019.
Recensione scritta dopo la proiezione al Roma Film Festival 2013. Matthew McConaughey e Jared Leto avrebbero poi vinto il febbraio successivo l’Oscar, rispettivamente come migliore attore protagonista e non protagonista.
DALLAS-BUYERS-CLUB-6-700x466
Dallas Buyers Club di Jean Marc Vallée (Stati Uniti). Con Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner. JAnni Ottanta. Un macho texano vien colpito dall’Aids, lui che pensava fosse solo una malattia da gay. Deciderà di ingaggiare una guerra contro il virus, sperimentando su di sé terapie non ancora approvate, e per farlo dovrà lottare con la vasta dei medici, Big Pharma e la Fda. Qualcosa che per lui diventerà anche business, ed è questo l’aspetto ambiguo e oscuro di una storia che invece il film ci mostra eroica ed esemplare. A
Uno dei film-evento di questo RFF insieme a Her di Spike Jonze. Con uno spettrale Mathew McConaughey senza più i muscoli di Magic Mike e di Killer Joe, nella parte di un texano assai macho e antiomosessuale che si scopre malato di Aids. Siamo negli anni Ottanta, naturalmente, quando intorno alla malattia proliferano pessima informazione e falsi miti, primo tra tutti quello che sia la malattia degli omosessuali. I quali rappresentavano sì la categoria (però, che orrenda parola) più a rischio, e credo lo siano ancora, ma di sicuro non la sola, visto che il virus non ha mai avuto predilezioni sessuali colpendo tutti indiscriminatamente, eterosessuali compresi, ed eterossessuali maschi e maschilisti compresi. Come Ron, elettricista con la passione del rodeo, la versione più tosta, quella con i tori incazzati e feroci. Bevute, puttane, e tutta una conversazione a base di fuck e fucking con i cari amici al bar. Robe così. Poi prende una scossa e vien ricoverato in ospedale. E lì gli dicono che ha l’Aids allo stadio conclamato e gli restano trenta giorni di vita. Trenta. Si incazza, reagisce dal macho che è. Poi la sua testa comincerà a funzionare, scoprirà una maledetta voglia di vivere e di farcela, a qualunque costo. È il momeno in cui contro l’Hiv si comincia a puntare sull’Azt, un farmaco anticancro a suo tempo abbandonato per pesanti effetti collaterali. Ma prima che i pazienti vi abbiano accesso bisogna sperimentarlo, seguire i protocolli relativi, aspettare l’approvazione della Food and Drug Adminitstration. Ron però non ha tempo, si procura l’Azt illegalmente. Quando non ci riesce più va in Messico da un medico assai controverso, radiato dall’ordine, che gli apre gli occhi. L’Azt secondo lui è una merda, uccide tutte le cellule con cui viene in contatto, comprese quelle sane. Consiglia a Ron un percorso terapeutico fatto di uno stile di vita clean, vitamine, aloe vera e altre cose atte a rafforzare le difese immunitarie. Comincerà così per Ron la lotta contro Big Pharma, contro i medici che vogliono imporre l’Azt, contro la FDA che impedisce al singolo di curarsi come vuole, e che impedisce a lui di seguire la terapia messicana. Ma di questa sua battaglia farà anche un business, perché fonderà una sorta di cooperativa di malati disperati alla ricerca di cure, il Dallas Buyers Club del titolo, facendo pagari a ogni iscritto 400 dollari al mese in cambio dei farmaci che lui procurerà con i suoi traffici, importando illegalmente dal Messico, poi dall’Olanda e dal Giappone. Sta qui l’aspetto ambiguo e inquietante di un film fin troppo manicheo che traccia una linea netta e anche grossolana tra buoni e cattivi. Senza però convincerci, anzi lasciandoci con troppe domande. Perché siam proprio sicuri che il cocktail procurato e venduto da Ron fosse meglio dell’Azt e che facesse meno danni? Mica sono un infettivologo, un virologo, un farmacologo, di fronte a una questione così complicata non so che dire e invoco l’assistenza di veri esperti. Invece il film è stragonfio di certezze, fino a scoppiare della retorica populista e antisistema di cui si nutre, ed è questo a non convincere. Anche se poi, intendiamoci, Dallas Buyers Club è confezionato alla grande, con una sceneggiatura che non sbaglia un colpo. McConaughey e Jared Leto (nella parte del trans socio di Ron nell’affare) si beccheranno parecchi premi nella Awards’ Season che va a incominciare.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.