Stasera in tv un (ineludibile) classico del cinema: BEN-HUR di William Wyler (merc. 1° maggio 2019, tv in chiaro)

Ben-Hur di William Wyler, Rete 4, ore 20,29. Mercoledì 1° maggio 2019.
Non la serie tv, tantomeno il remake girato un pugno di anni fa dal pur talentuoso Timur Bekmambetov, ma l’autentico Ben-Hur, quello mitologico del 1959-60. Uno dei film più popolari della storia del cinema, di quelli che si sono impiantata nella memoria collettiva e non se ne sono più andati via. Non sono poi molti ad avercela fatta, Via col vento, poi Star Wars, Titanic, qualcosa di Spielberg, forse Il signore degli anelli e Avatar. Film che sono dei totem della pop culture, che ne sono stati creati e l’hanno a loro volta rimodellata. Ben-Hur è il peplum di tutti i peplum, il peplum al suo massimo di sempre, ovvero il massimo di uno dei generi fondativi dello stesso cinema (do you remember Cabiria e Gli ultimi giorni di Pompei?). Roma agli albori dell’Impero, la Palestina ebraica colonia riottosa, il passaggio da quelle parti di un uomo di nome Gesù, e Ben-Hur, ebreo di alto lignaggio che ingiustamente finisce sulla galere romane ma poi avrà modo di riscattarsi e far carriera nella capitale del mondo. Tutto questo è il film di William Wyler (anno 1959), che mette in campo e in pista lo statuario Charlton Heston, sex symbol perbene per le famiglie di quegli anni Cinquanta-Sessanta frequentatrici delle platee popolari e parrocchiali, con tutti suoi muscoli in evidenza ma privo di ogni carica perturbante. Scene indimenticabili: la leggendaria, e non è un’iperbole, corsa delle bighe, uno di quei pezzi di cinema che continuano a generare cloni e imitazioni, nei film (vedi la corsa sulle moto virtuali di Tron: Legacy), nelle graphic novel, nei videogames. Fu diretta, come sta scritto nei sacri testi di storia del cinema, da Sergio Leone. E poi la visita alla cava dei lebbrosi, puro horror che feconderà l’immaginazione e le allucinazioni di molti ragazzi del cinema che verranno dopo. Una montagna di dollari si riversò su Ben-Hur, e una pioggia di Oscar: 11, record eguagliata solo recentemente da Titanic e Il ritorno del re – Il signore degli anelli. Apice anche della Hollywood sul Tevere, di quando gli americani scendevano a Roma, allora la città più sexy del mondo, per girare a basso prezzo i loro kolossal, e gli effetti collaterali erano i divi sparsi e dispersi tra trattorie dal troppo vino pesante e Via Veneto troppo tentatrice e tentacolare. E se in corso di visione di Ben-Hur vi sembrerà di intravedere qualche corposo sottinteso omoerotico sappiate che non si tratta di abbaglio. Alla sceneggiatura collaborò Gore Vidal, che certo mai nascose la sua gaytudine e la passione per gli uomini, e che per sua stessa ammissione inoculò nel copione dosi massicce di omosessualità velata (ma poi neanche troppo).

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