Snowpiercer di Bong Joon-ho, Cielo, ore 21:20. Mercoledì 15 agosto 2023.
Snowpiercer, un film di Bong Joon-ho. Con Chris Evans, Jamie Bell, Tilda Swinton, John Hurt, Kang-ho Song, Octavia Spencer, Ed Harris.

Bong Joon-ho prima di Parasite (e dopo Memories of Murder).
Nel solito domani distopico, un treno gira senza mai fermarsi con a bordo i sopravvissuti alla Grande Glaciazione (per via di un errore umano, ovvio, mica della natura che è sempre buonissima). In coda i diseredati, gli schiavi, in testa i ricchi, i padroni. Anzi, il padrone. Una rigida divisione che ricorda Metropolis di Fritz Lang. E anche qui sarà rivolta.
Recensione scritta dopo la proiezione al Festival di Roma 2013.
Dopo The Host e il successo internazionale e soprattutto americano di Mother-Madeo, il regista coreano Bong Joon-ho è tornato con questo post-apocalittico, contando su un budget consistente – il più alto nella storia del cinema coreano – e un cast internazionale, da Chris Evans a John Hurt e Ed Harris, e perfino Tilda Swinton in una parte di cattiva supercamp che i suoi fanatici devoti hanno adorato. Dopo la glaciazione che ha colpito e distrutto la terra, un treno viaggia con a bordo gli unici sopravvissuto alla catastrofe. In coda i poveri e gli affamati, in testa i ricchi e godoni, con l’uomo-padrone che quel treno-arca ha progettato. Ci sarà la rivolta degli schiavi, in un film che riporta sugli schermi la lotta di classe in forma di racconto fantastico-distopico, come già Elysium cn Matt Damon, solo che questo è molto, molto meglio. Film di produzione sud coreana da una graphic-novel francese girato in inglese con cast international, dunque sulla carta uno di quei cinecolossi anonimi e anodini destinati alle indifferenziate platee globali. Invece no, Snowpiercer combina visione autoriale, e un’impronta assai personale, con le convenzioni e i modi fracassoni e spettacolari dell’attuale cinema action-fantastico, con tanto di ricorso all’effettistica speciale e alla CGI. Era un bel po’ che se ne parlava in giro, ma Snowpiercer sembrava essere diventato un film samizdat, di quelli molto citati e rievocati e attesi, però mai usciti in sala, almeno in Occidente. Film, letteralmente, underground. Finché è apparso (fuori concorso) al Festival di Roma 2013, dove l’ho visto in una proiezione assai affollata e molto gradita al pubblico al cinema Barberini – per poi riemergere qualche mese dopo alla Berlinale. L’oggetto tanto atteso quanto misterioso si è dunque palesato e materializzato, dopo un lungo braccio di ferro in America tra Joon-ho Bong e il distributore, ovvero il solito, potentissimo Harvey Weinstein prima della caduta. Oggetto del contenzioso, come nella miglior tradizione degli scontri autore-produttore (o distributore), il final cut. Certo questa sortita italiana – distribuisce Koch Media – sembra quasi un miracolo. Lo stile della messinscena è alto, la tensione costante, la coda del treno, dove sono confinati i diseredati, oscilla tra Les Misérables (intendo Victor Hugo, non il musical) e il ventre del langhiano Metropolis, interni color carbone e piombo e pece, affondati in un buio quasi perenne. La testa, dove stanno gli sciuri e il misterioso capo e dittatore nonché inventore del treno chiamato Snowpiercer (blindato, a prova di gelo esterno e autoalimentantesi grazie a un motore perpetuo), è invece luminosa e dotata di ogni comfort. I peggio soprusi vengono perpetrati ai danni dei povericristi, compreso il rapimento di bambinetti di cui solo a fine film scopriremo il motivo. Sarà rivolta, sarà l’urlo della plebe contro i privilegiati, sarà tumulto spartachista degli schiavi, sarà rivoluzione, e indovinate come andrà a finire. Mentre il treno gira perennemente in circolo attraversando il mondo assiderato là fuori (tutta colpa di un intervento umano nell’atmosfera che doveva neutralizzare il global warming e che invece ha finito col provocare, per sbaglio di dosaggio, una nuova era glaciale), dentro ai vagoni il movimento, fisico e anche narrativo, va dalla coda verso la testa. Step by step, i diseredati, gli ultimi, avanzano, riuscendo a superare impossibili posti di blocco e a sconfiggere la spietata milizia incaricata del mantenimento dell’ordine. Fino al confronto-scontro finale. Oppressi contro oppressori, in una parabola che sa di Brecht e di Marx come al cinema e non solo al cinema non usava più da un pezzo. Con qualche complicazioni e ambiguità (non tutti gli oppressi, si scoprirà, sono buoni e immacolati, anzi ci sarà un’amarissima sorpresa). Chris Evans, il buon Captain America, è il ribelle, John Hurt il suo guru, chiamato Gilliam pare in omaggio al regista e al suo Brazil. Octavia Spencer è una madre disposta a tutto per salvare il figlio. Ma a rubare la scena è Tilda Swinton come portavoce e assistente del gran capo misterioso e invisibile (almeno per gran parte del film), incarnazione del potere e delle sue doppiezze e delle sue tattiche manipolatorie. Con un make-up che la rende irriconoscibile e laida, in uno dei travestimenti e trasformismi che sembrano distinguere questa fase della sua carriera.
CERCA UN FILM
ISCRIVITI AI POST VIA MAIL
-
-
ARTICOLI RECENTI
- Film stasera in tv: IL TEMPO CHE CI VUOLE di Francesca Comencini – mart. 25/08/26
- 12 FILM da vedere stasera in tv – lun.24/08/26
- Film da non perdere stasera in tv. RODEO di Lola Quivoron – lun. 24/08/26
- Film stasera in tv: JULIETA di Pedro Almodovar – lun. 24/08/26
- Film stasera in tv: PARIGI, 13Arr. di Jacques Audiard – lun. 24 agosto 2026
Iscriviti al blog tramite email