Stasera cinema (in tv). MEMORIE DI UN ASSASSINO di Bong Joon-ho. Dom. 20 agosto 2023

Memorie di un assassino di Bong Joon-ho, Rai 4, ore 23:01. Domenica 20 agosto 2023.
Considerato dai più il capolavoro del coreano Bong Joon-ho, almeno fino all’arrivo di Parasite. Oggetto di devozione da parte di coloro che a suo tempo (anno 20003/04) riuscironoi a vederlo, rimesso in circolo a inizio 2020 da Academy Two sull’onda dell’enorme successo di Parasite. Solo che immediatamente dopo sono arrivati Sars-Cov-2 e lockdown, sicché Memorie di un assassino è finito ibernato riermergendo solo da poco alla riapertura dei (pochi) cinema. Ed eccolo stasera su Rai 4, la rete giovanottesca Rai, e chissà perché in seconda serata, forse lo si ritiene non così appetibile per il pubblico di riferimento allevato a orrorifici e splatterume e action adrenalinici?
Memorie di una assassino, allora. Un noir, una detection che è anche esplorazione di labirinti della mente pervertita e, forse, anche allegoria del periodo ultimo della dittatura sudocoreana (con riferimenti all’apparato di controllo poliziesco, che credo solo i coreani siano in grado di decodificare pienamente). Siamo nel 1986, a regime agonizzante – le prime elezioni democratiche saranno l’anno dopo. In un villaggio fuori Seul viene trovato in una roggia prosciugata il cadavere di una ragazza violentata. Sarà solo il primo morto di una lunga scia. Un serial killer, nonostante le diverse modalità dei vari omicidi? I sospetti si convogliano sul bersaglio più facile, un minus habens, almeno da parte dell’agente locale che si è incaricato dell’indagine, un ruvido, manesco uomo dell’apparato repressivo pronto con ogni mezo a incastrare il presunto colpevole, torture comprese (lo interpreta il grandissimo Song Kang-ho, l’attore feticcio di Bong, il padre di famiglia di Parasite: incarnazione sempre, pur se in diverse declinazioni, dell’uomo medio coreano). Ma quanto sembrava di semplice soluzione man mano si rivela un maledetto garbuglio. A affiancare il rozzo poliziotto di campagna arriva da Seul un più giovane e assai più raffinato agente, versato in meno brutali metodi ivestigativi. Naturalmente tra i due maschi alfa sarà guerra continua di frizione, in una contrapposizione facile ma assai efficace (e credo stia anche in questo la fortuna di cui il film ha sempre goduto presso il pubblico coreano) dove non mancano toni di commedia pur nel contesto grandguignolesco. Bong Joon-ho cancella ogni pista non appena sembra promettere qualcosa, come volesse inchiodare noi spettatori alla frustrazione, a restare senza risposte. Un film che oscilla, mantenendosi sempre in equilibrio, tra noir, comedy, grottesco, denuncia. Già l’opera di un regista giunto alla messa a punto e alla consapevolezza del proprio fare cinema. Ispirato a fatti veri.

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