Inexorable di Fabrice Du Welz, Rai 4, ore 21:20. Martedì 24 ottobre 2023.


Tipico regista da festival, avvistato negli ultimi dieci-quindici anni più volte tra Cannes, Locarno e Venezia, il belga Fabrice Du Welz non è mai riuscito, nonostante la discreta accoglienza sempre riservatagli dai critici, a issarsi nella fascia alta e solida dell’autorialità conclamata. Forse per la liquidità del suo cinema impossibile da definire e catalogare sotto una dicitura univoca, forse per i climi oscuri e malsani e le relazioni umane alquanto torbide che ne sono il tratto distintivo e lo rendono poco affine alla sensibilità attuale e se mai più a quella dei maledetti Seventies, forse per gli sconfinamenti “pericolosi” nel genere (soprattutto l’horror). Un cineasta che ama indagare il lato nascosto degli umani e le loro inconfessabili passioni e pulsioni, parente di un Michael Haneke o del Verhoeven del periodo fiammingo o di un Ulrich Seidl (senza però la vena sarcastica e grottesca di quest’ultimo), e lo fa senza tremori e con una coerenza che gli va riconosciuta. Di lui ho visto Alleluia e Adoration, e mi sono bastati per capire che Du Welz non è regista qualunque. Sicché me la sento di consigliare, pur non avendolo visto, questo suo ultimo film, Inexorable, che risale a un paio di anni fa: storia di uno scrttore in crisi (la star del cinema belga Benoît Poelvoorde) il quale, ritiratosi in una casa di campagna in cerca di ispirazione, viene braccato, stalkerizzato da una ragazza. In una persecuzione via via sempre più minacciosa che ricorda quella di tante femmine folli del cinema. Credo che una visione o almeno un’occhiata attenta Inexorable se la meriti.