Film stasera in tv: OCCHIALI NERI di Dario Argento – merc. 25 ott. 2023

Occhiali neri di Dario Argento (2022). Rai 4, ore 21:20, mercoledì 25 ottobre 2023.
Ritorno al cinema di Dario Argento a dieci anni dal non benissimo accolto Dracula 3D. E ritorno al suo cinema più personale, quello che l’ha reso amato su scala gobale, lo slasher argentiano venuto prima di tutti gli Halloween e derivati, e che di tutti è il prototipo, la matrice, riducibile allo schema giovani donne perseguitate e braccate da un oscuro assassino preferibilmente in guanti neri di lattice, assalite e sacrificate perlopiù con lame scintillanti nel buio. Truculenze restituite dalla macchina da presa attimo per attimo, voluttuosamente e insieme con sguardo impassibile, secondo una ritualità e una replicazione ossessiva dell’identico che è diventata la signature del nostro. Ecco, in Occhiali neri, feticcio assolutamente argentiano, il suo fare cinema si reimmerge in quel preciso punto riproponendone fedelmente, e autocitazionisticamente, il canovaccio. Ma la resa, in termini di fascinazione, di uso immaginifico della macchina cinema, di potenza visionaria, non è più (da molto tempo peraltro, da ben prima di questo film) quella dell’Uccello dalle piume di cristallo, di Profondo rosso, di Tenebre, di Quattro mosche di velluto grigio. Solo l’inizio è, se non alla vertiginosa altezza dei remoti capi d’opera, denso di suggestioni, con dentro la capacità ancora intatta del suo autore di creare turbamento, attesa, sospensione. Con la protagonista, una escort di nome Diana (Ilenia Pastorelli) che in una Roma al solito svuotata di ogni segnaletica identificativa, ridotta a fondale astratto e universale, si ritrova man mano inghiottita dalle ombre diurne di una eclissi solare. Bellissima intuizione narrativa e di forma a suggerirci subito che il mistero e il buio sono (sempre) in agguato. E l’inquadratura del disco della luna a coprire quello del sole mi è sembrata una precisa citazione della storica sequenza dell’occhio tagliato nello Chien andalou di Buñuel-Dalí. Ma è una promessa purtroppo non mantenuta da quanto seguirà. Per la scrittura approssimativa, per performance attoriali inadeguate, per la prevedibilità e la pochezza dell’esilissimo plot, per la goffaggine di certi passaggi. Anche per la povertà di una messinscena fors’anche dovuta a un budget tutt’altro che sontuoso. Si resta sconcertati, se non imbarazzati. Difficile dire bene di Occhiali neri, ma come si fa a detestarlo? Qua e là nonostante tutto balugina ancora il genio argentiano, e tanto basta perché noi fan devoti lo si guardi fino alla fine. Ricordo la proiezione alla Berlinale, febbraio 2022 (il film era in prima mondiale), con un Dario Argento, presenza al solito incantevole e garbata, accolto nell’enormità del FriedrichStadt Palast da applausi lunghissimi, soprattutto delle legioni di giovani e giovanissimi in galleria. Applausi anche dopo la parole Fine sullo schermo, nonostante la modestia a tutti evidente del film. Qualche giorno fa è arrrivata la notizia che Isabelle Huppert sarà al centro del prossimo lavoro dell’Argento nazionale e allora rinasce la speranza che da lui arrivi qualcosa di memorabile. Come in quel tempo felice tra fine Sessanta e primi Ottanta.

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