Sulle mie labbra, Rai Movie, ore 21,15.

Penso che il francese Jacques Audiard siano uno dei migliori registi europei dell’ultima decade e anche più, uno che con Il profeta e Un sapore di ruggine e ossa avrebbe potuto prendersi la Palma d’oro a Cannes se, in entrambi i casi, non si fosse trovato davanti Michael Haneke (la prima volta vincitore con Il nastro bianco, la seconda con Amour). Sulle mie labbra, del 2001, è il film che ha tolto ogni dubbio sulla sua consistenza d’autore, un film che, come sempre in Audiard, si insinua tra i generi (con una predilezione per il noir), ci gioca, li attraversa, per poi trarne un qualcosa di assai personale e di difficile collocazione. Storia formidabile, intendo con un’idea narrativa di partenza formidabile, quella raccontata in Sulle mie labbra. Carla è una ragazza che soffre di un forte deficit auditivo, una sordastra. Nell’ufficio in cui lavora è sottilmente maltrattata, apertamente umiliata, confinata in mansioni dequalificate. Le viene affidato come assistente un giovane uomo appena uscito dal carcere, Paul. L’affinità tra loro è forte, si instaura tra Carla e Paul un patto di mutuo soccorso e anche un’attrazione forte, e forse basata sulla comune marginalità. Lui capisce che la capacità sviluppata da lei di leggere sulle labbra gli può tornare utile in un colpo in un locale notturno. Decodificando il labiale del proprietario Carla potrà ottenere informazioni indispensabili, e così sarà. Ma dopo il colpo ci saranno complicazioni e sviluppi non programmati, tutto diventerà molto difficile e pericoloso. Per Paul e soprattutto per Carla. Audiard già qui mostra la sua attenzione per i corpi, la predilezione per l’espressività corporale. Sta addosso con la mdp ai suoi due protagonisti, li scruta, li tocca, sembra perfino ferirli a volte, il che produce quell’inconfondibile senso di verità, di immersione iper realistica, che è il suo tratto autoriale. Gli attori, esaltati nella loro fisicità, sembrano perdere ogni tratto di finzione. Non recitano, sono. Personaggio complesso e straordinario, quello di Carla, la quale ha imparato dalla vita che i sentimenti e gli affetti non sono equamente a disposizione di tutti e che tutto si paga. Lei Paul se lo conquista e se lo tiene rendendosi a lui indispensabile, in una storia d’amore fondata sull’utilitarismo che è tra le più antiromantiche e lucide che siano viste nel cinema ultimo e penultimo. Emmanuelle Devos è strepitosa, Vincent Cassel è Cassel, cioè uno dei migliori attori d’Europa. Imperdibile. Io lo amo molto (amo molto Audiard).
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