Recensione: TESNOTA (Closeness), un film di Kantemir Balagov. Nascita di un autore

Tesnota (Closeness) di Kantemir Balagov. Con Darya Zhovner, Olga Dragunova, Artem Tsypin, Nazir Zhukov. Al cinema da giovedì 1 agosto distribuito da Movies Inspired.
412973c309e5e7f9269dca7b851e6f20Anni ’90, Nord Caucaso. Una giovane coppia appartenente alla comunità ebraica viene rapita a scopo di riscatto. Esplodono i conflitti in famiglia, si accentuano le differenze e le contraddizioni etnoculturali. Di un regista esordiente, Kantemir Balagov, non ancora trentenne allievo di Alexander Sokurov. Importante. Imperdibile. Lanciato a Un certain regard a Cannes 2017 e adesso nei cinema italiani. Voto 8 e mezzo
(Nel frattempo Kantemir Balagov ha girato il suo bellissimo secondo film, Beanpole – Une grande fille, presentato a Cannes 2019, sempre a Un certain regard dove ha vinto il premio per la migliore regia).

OFF_Tesnota-Closeness_01Recensione scritta tra Cannes 2017 e il successivo Torino Film Festival.
È nato un autore. Nome: Kantemir Balagov, anni 26, russo di Nalchik, capitale della repubblica nord caucasica del Kabardino-Balkaria (ne conoscevate esistenza e collocazione geografica? io, fino a questo film, no). Il suo Tesnota è stato tra i migliori film di Cannes 2017, e nessuno se lo aspettava. Presentato a Un Certain Regard, la sezione seconda, ne è però uscito senza premi (almeno quello di migliore attrice alla formidabile Darya Zhovner: macché, l’han dato alla Jasmine Trinca di Fortunata).  E benissimo ha fatto il Torino Festival a riproporlo successivamente nel suo programma. L’ancora ragazzo Balagov è una rivelazione vera, un auteur giovanissimo uscito dai corsi di cinema tenuti da Alexander Sokurov all’università di Nalchik. Che, oltre che la città di Balagov, è anche il luogo in cui si svolge Tesnota, film ispirato a fatti realmente accaduti una ventina di anni fa e raccontati al regista dal padre.
Anno 1998, l’era di Eltsin è alla fine, incombe Vladimir Putin. Il Caucaso è area di massima instabilità e incendiabilità per via della guerra di indipendenza cecena, con già in corso la controffensiva russa che riporterà i riottosi sotto il controllo di Mosca. Il Kabardino-Balkaria, non lontano dall’epicentro del conflitto, sembra al riparo dalle scosse, eppure qualcosa nel profondo sta cambiando. Balagov ce lo racconta attraverso il ritratto di una famiglia della comunità ebraica di Nalchik, una minoranza in una città e in una repubblica a prevalenza musulmane, e già questo rende straordinario Tesnota (e non si può non pensare alle pagine delle Benevole di Jonathan Littell in cui i tedeschi invasori del Cucaso censiscono maniacalmente tutte le comunità israelitiche dell’area, distinguendo secondo i loro criminali parametri tra chi ebreo lo è solo culturalmente o anche per razza, e dunque tra chi avviare allo sterminio e chi no). Ilana è una ragazza ribelle con i suoi modi rudi da tomboy. Lavora con il padre nell’autofficina di famiglia, adora quel lavoro da maschio, rifiuta un lavoro più gentile. È in conflitto con la madre, severa custode della tradizione ebraica che non accetta la sua storia con un musulmano kabarde di nome Zalim (“ricordati, lui non è della nostra tribù”: almeno così nei sottotitoli, e chissà se nell’originale si parla proprio di tribù). L’equilibrio della famiglia, e quella della comunità israelitica, verrà sconvolto quando David, i fratello di Ilana, verrà rapito insieme alla neofidanzata Lea a scopo di riscatto. Fenomeno assai diffuso da quelle parti alla fine dei caotici, terribili anni Novanta, spesso con ebrei come bersaglio.
L’inefficiente e corrotta polizia assiste senza agire. L’unica soluzione è pagare il riscatto: ma come? Il padre di David vende tutto, ma non basta, e non basta l’aiuto della comunità. A Ilana verrà chiesto di sacrificarsi (non dico come), mentre la storia con il suo ragazzo kabarde comincia a risentire del clima di radicalizzazione islamica. E uno dei momenti più agghiaccianti è la proiezione di un video in cui i guerriglieri ceceni tagliano la gola ad alcuni russi prigionieri. Balagov sta concentrato sui suoi personaggi, non si addentra in quell’esplosivo intrico ambientale di etnie e culture, e però quello che racconta molto lascia intuire. Tesnota è la storia di una ragazza ribelle costretta a fare i conti con le tradizioni, pur se diverse, della propria famiglia e del mondo là fuori. Ma è anche il referto di uno scontro di civiltà in un microcosmo, piaccia o meno. Il ventiseienne regista gira con un’energia rabbiosa, con un immediatismo che sembra lontano dal cinema lento e coltivato del suo maestro Sokurov, con una certa selvaggeria da opera prima. Kantemir Balagov alterna frenesie a momenti contemplativi, praticando uno strano cinema del differimento dove le rivelazioni, le svolte narrative sono continuamente rimandate, fino a creare una tensione a tratti insostenibile per lo spettatore. Troppo presto per dire se sia stile, un’impronta personale o un effetto del tutto inconsapevole. Intanto registriamo che da una remota republica nord caucasica è arrivato un autore.
POST SCRIPTUM dell’agosto 2019: nel frattempo, da quando Tesnota è stato presentato a Cannes 2017 e salutato come l’emersione di un nuovo autore, qualcosa è successo. Kantemir Balagov è tornato al festival quest’anno, sempre a Un certain regard, con il suo secondo film Beanpole – Une grande fille in cui conferma il talento lasciato intravedere nel suo esordio. Uno dei dieci-dodici film migliori in assoluto di Cannes 2019, premiato a fine festival dalla giuria di Un certain regard presieduta da Nadine Labaki per la migliore regia. Altro cambiamento intervenuto da quel maggio 2017: Alexander Sokurov ha abbandonato la scuola di cinema di Nalchik dove aveva scoperto e valorizzato Kantemir Balagov e altri giovani registi. “Pe me si tratta di un progetto oggi concluso. Continuo a accompagnare alcuni allievi nei loro film, ma non più nel quadro della scuola”, spiega lo stesso Sokurov in un’intervista pubblicata dai Cahiers du Cinéma del giugno 2019 (a pagina 93). E all’intervistatore che gli chiede di commentare i successi a Cannes 2017 e 2019 del suo ex studente Balagov risponde, con sorprendente franchezza: “Kantemir Balagov si è rapidamente distinto (a scuola) per le sue capacità, ma non era il solo. Altri allievi che non hanno ancora avuto la possibilità di passare al lungometraggio sono anche più talentuosi. Io spero nella sua (di Balagov) riuscita, ma spero anche che non venga pervertito dal successo, dall’esperienza di Cannes o degli Oscar. Perché Kantemir potesse realizzare il suo film (Tesnota) abbiano dovuto compiere parecchi sforzi, io stesso e la scuola, cosa che lui ha dimenticato troppo in fretta”. Parole non propriamente morbide, che lasciano intuire come tra il maestro e l’allievo oggi i rapporti non siano idilliaci.

Beanpole (Une grande fille), il secondo film di Kantemir Balagov presentato a Cannes 2019/Un certain regard

 

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5 risposte a Recensione: TESNOTA (Closeness), un film di Kantemir Balagov. Nascita di un autore

  1. Gianni scrive:

    Riguardo al post scriptum: tra gli allievi di quella scuola ce ne era anche un’altra che aveva realizzato un film poi andato a Pesaro (e mi pare scritto assieme allo stesso Balagov). Il film si chiama Sofichka e la regista Kira Kovalenko.
    Cerco da tempo (e senza fortuna) di recuperarlo, non so se tu hai avuto modo di vederlo.

    • Luigi Locatelli scrive:

      Sì, lo vidi a Milano (era a Cannes e dintorni in rappresentanza del festival di Pesaro). Una fosca storia caucasica che non mi conquistò completamente (ho comunque un pallido ricordo del film). Un altro regista uscito dalla scuola di Sokurov lo si è visto quest’anno a Berlinale Forum con un film meraviglioso

    • Luigi Locatelli scrive:

      Il film: A Russian Youth. Alexander Zolotukhin il nome del regista

    • Luigi Locatelli scrive:

      Ricapitolo perché non mi risultano pubblicate le mie due risposte. Sì, Sofichka l’ho visto a suo tempo a Milano a Cannes e dintorni (stava nella rassegna in rappresentanza del Pesaro Festival). Una fosca storia caucasica di vendette e teadimenti: molto interessante, ma non mi sembrò un capolavoro

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