Stasera in tv un film con FRANCA VALERI: ‘Leoni al sole’ di Vittorio Caprioli (dom. 9 agosto 2020)

RIP Franca Valeri  – Milano, 31 luglio 1920/Roma, 9 agosto 2020

Leoni al sole di Vittorio Caprioli, con Franca Valeri, Philippe Leroy, Vittorio Caprioli. Canale 5, ore 23:42, domenica 9 agsto 2020.
Uno dei meravigliosi quanto sottovalutati film girati negli anni Sessanta da Vittorio Caprioli (gli altri sono Parigi, o cara e Splendori e miserie di Madame Royale: capolavoro!). Dico, come si fa a trascurare Leoni al sole (anno 1961) che vede alla sceneggiatura uno come Raffaele La Capria? Il quale addirittura ci mette molto dei personaggi e dei climi e delle atmosfere del suo Ferito a morte, celeberrimo romanzo del tempo premiato con lo Strega e adesso un classico.
I leoni del titolo son ragazzi e giovanotti che a Positano vivono pigramente la loro estate tra sabbia e acqua con l’obiettivo principe di far colpo sulle signore venute dal Nord in vacanza, o magari dall’estero, meglio se dotate di una qualche risorsa economica. Un quadro che oggi ci appare quasi uno studio antropologico, e che Caprioli compone senza cadere nei vezzi e nelle guittaggini di tanta commedia all’italiana, genere che non gli appartiene. La sua vocazione è quella della satira, anche non lieve magari, però becera mai. Un grande film, ritenuto erroneamente minore, da recuperare e rivalutare. Quando l’ho visto son rimasto basito: capolavoro, ecco. Solo che apparve in una stagione talmente rigogliosa del nostro cinema che finì nell’ombra. Con Philippe Leroy, Vittorio Caprioli e la come sempre immensa Franca Valeri, che di Caprioli allora era la compagna. E che qui è una milanese disincantata in vacanza al Sud innamorata, ma con distacco, del troppo piacente giovanotto protagonista. Una performance che da sola giustificherebbe la visione (e c’è molto, molto altro). Gli eterni ragazzi, i leoni al sole, si chiamano tutti Fefé, Gegé, Mimì e così via, in una contrazione raddoppiata del nome che evidentemente allora, a Napoli, in quella Napoli borghese, tra quei flaneur, molto si usava. Del resto, lo stesso Raffaele La Capria non è confidenzialmente chiamato Dudù?

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