La rabbia di Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi, Rai Storia, ore 22:55. Sabato 28 ottobre 2023.
Per i cinefili e non solo è questo il vero imperdibile appuntamento di questa serata televisiva. Un docufilm dalla genesi tormentata, davvero, prendendo in prestito il titolo dei libri di Fofi & Faldini, da avventurosa storia del cinema italiano. Qualcosa che poteva nascere e succedere solo nei folli, vitali, accelerati anni Sessanta del nostro boom economico (e della prima crisi della nostra modernità) e nella stagione più alta e fortunata del nostro sistema cinema, quando osare e rischiare era pratica non così rara. Siamo nel 1963, un signore che risponde al nome di Gastone Ferranti, produttore di un cinegiornale chiamato Mondo libero dunque si presume schierato nel campo occidentale, decide di investire un pugno di capitali in un’impresa sulla carta temeraria: affidare a Pier Paolo Pasolini, allora nell’occhio ciclonico di infinite controversie culturali e politiche, appena emerso dai successi editoriali di Ragazzi di vita e Una vita violenta, esploso come regista sul grande schermo con Accattone, l’incarico di vagliare gli ultimi dieci anni del suo cinegiornale. Per estrarne, a sua (di Pasolini) discrezione, i materiali più interessanti e montarli in forma di documentario con un suo commento e secondo il suo specialissimo sguardo sulla contemporaneità. Impegnato in parallelo con il progetto di La ricotta, PPP sorprendentemente accetta la proposta (che per Ferranti era anche un riuso astuto e intelligente del suo Mondo libero). Si mette al lavoro in moviola, passa in rassegna gli ultimi dieci anni di fatti, storie, storia, cronaca, seleziona, taglia, cuce, monta, affidando il commento in poesia alla voce di Guorgio Bassani e quello in prosa a Renato Guttuso (e già questo renderebbe memorabile La rabbia). Ma il “taglio”, l’autorialità radicale dell’operazione, il punto di vista pasoliniano su temi sensibili come la decolonizzazione, la modernizzazione italiana con l’abbandono delle campagne e l’inurbamento e l’emigrazione interna, la cementificazione del paesaggio, forse sgomentano o non convincono il produttore. Il quale (per pressioni politiche? temendo l’affossamento del film da parte della stampa più conservatrice?) decide di cambiare il progetto e di affiancare, alla parte pasoliniana, una seconda a cura del politicamente e culturalmente opposto Giovannino Guareschi, l’autore della saga Peppone-Don Camillo, uomo fieramente conservatore, nazionalista e arci-italiano. Un controcantoo al Pasolini allora considerata esponente puro della sinistra e vicino al partito comunista. Si rioiega insomma su un classicissimo confronto-duello visto da destra-visto da sinistra, format allora di grande successo sulla stampa, anticipando in qualche modo i selvaggi scontri odierni teevisivi da talk show. Pasolini sta per rinunciare, poi accetta. La sua parte viene accorciata di 16 minuti per lasciare tempo e spazio a quella nuova di Guareschi. A rivederlo adesso La rabbia potrebbe riservare una qualche sopresa, ad esempio per la comune avversione dei pur distantissimi per altri versi Pasolini e Guareschi per la modernizzazione arrembante di un’Italia fino al giorno prima contadina, per la distruzione di tanto paesaggio italiano, per la perdita dell’anima e dell’identità della nazione (o del popolo). Allora il pubblico disertò, il film scomparve o venne fatto scomparire forse per timore di roventi controversie politiche. Paradossalmente più che Pasolini rischiava di scandalizzare Guareschi, con la sua decisa, dichiarata avversione al processo di decolonizzazione allora in corso in Africa e Asia (in sintonia con il quasi coevo Gualtiero Jacopetti di Africa addio). Tant’è che oggi, guardando il trailer, si resta agghiacciati da frasi dell’autore di Don Camillo come “Egregio Pasolini, io da borghese di destra vedendo un negro scannare un bianco (il riferimento è immagino a assalti come quelli dei Mau Mau in Kenya ai coloni, ndr) dico povero bianco, lei dice invece povero negro”. Impensabile e inaccettabile di questi tempi woke, ma anche prima. Tant’è che Giuseppe Bertolucci nel 2008 porta a Venezia uno speciale recupero e restauro della Rabbia, ribattezzato La Rabbia di Pasolini: espunto, eliminato completamente l’impresentabile Guareschi, l’obiettivo è di ricostruire il più fedelmente possibile il progetto originario di PPP reintroducendo i 16 minuti tagliati dal produttore. Con l’intento di risarcire il poeta-scrittore-regista-polemista dell’ingiuria che gli era stata fatta. Ma ci fu chi criticò l’operazione accusando Giuseppe Bertolucci di avere censurato Guareschi. Tant’è che l’anno dopo al Fiuggi Family Festival viene presentato un restauro dell’originale apparso a suo tempo nei cinema, comprendente quindi anche la parte di “destra” accanto a quella di “sinistra”. Dalle note diramate dalla Rai sembra sia questa la versione che della Rabbia che si potrò vedere stasera su Rai Storia (e credo poi su Rai Play). Quanto alla versione di Giuseppe Bertolucci, la si può trovare integralmente e free su Youtube.
A questo link il trailer della versione della Rabbia che andò nei cinema nel 1963.
A questo link La rabbia di Pasolini, la versione curata da Giuseppe Bertolucci.