Viva Brando! Stasera in tv due film di una leggenda del cinema: FRONTE DEL PORTO e IL SELVAGGIO (dom. 30 giugno 2024)

A 100 anni dalla nascita (3 aprile 1924) e a 20 esatti dalla morte (1° luglio 2004), Rai Movie celebra stasera Marlon Brando con due film della fase primigenia, quella in cui nacque e si impose il suo mito di massima star maschile del cinema novecentesco: Fronte del porto (On the Waterfront) e Il selvaggio (The Wild One).

Fronte del porto
di Elia Kazan (1954), Rai Movie, ore 21:10. Domenica 30 giugno 2024.

Uno dei film che crearono la leggenda Marlon Brando. Lui di smagliante bellezza con dentro un fuoco come nessuno, insomma Brando. Feticizzato in rudi panni di lavoratore manuale esaltanti la sua machosità, il suo ascendente testosteronico sul pubblico, sia maschile sia femminile. Nel racket del fronte del porto, gestito da sindacati corrotti e mafiosizzati, l’ex pugile Terry è coinvolto quale picchiatore incaricato di ricondurre a suon di pugni alla ragione, alla passività, i recalcitranti, i ribelli, quelli che vogliono infrangere la pax criminalis. Ma conosce una bionda, bella e fine studentessa, che ha molto di personale per voler denunciare i boss del fronte del porto, e naturalmente lui, il rude, si innamora della leggiadra. Passerà dall’altra parte, denuncerà l’organizzaziome. Con il tema centrale della delazione e del tradimento degli ex compagni che non può non farci pensare alla storia personale del regista del film, Elia Kazan. Già comunista militante e poi accusatore presso la Commissione delle attività antiamericane del senatore McCarthy di tanti colleghi del teatro e del cinema. Ecco, il film va visto oggi  non solo come un esempio di neorealismo americanizzato, ma soprattutto come la messa in scena in forma di parabola autogiusticazionista di quel tradimento. Con Eva Marie Saint, angelo biondo calato nella corruzione degli angiporti. E con solidissimi attori che si chiamano Rod Steiger, Lee J. Cobb, Karl Malden. Otto Oscar, compreso quello che consacrò Brando come mito di Hollywood. E grande lavacro per Kazan.

Il selvaggio
di Laszlo Benedek (1953), Rai Movie, ore 23:05. Domenica 30 giugno 2024.
L’atto di nascita della filmografia sulle bande di motociclisti – bello dirlo alla francese, motard – e relativi fatti e misfatti. Il selvaggio (per una volta tanto fedele traduzione dell’originale The Wild One) si ispira a un fatto di cronaca del dopoguerra americano raccontato, anzi rielaborato e epicizzato, da un’inchiesta giornalistica, ricavandone la celebrazione della mascolinità più sfrontata, mucchi selvaggi di giovani uomini fin troppo testosteronici e con gran voglia di sgasare e far rumore con i motori e di fracassarsi la testa e le braccia e le gambe in scontri ora intestini ora con bande rivali. E con territorialismi di pura marca etologica a sancire la supremazia di maschi super alfa (ancora, in questa fase primi anni Cinquanta, quasi del tutto bianchi). Siamo, con questo film dell’ungherese Laszlo Benedek réfugé a Hollywood per sfuggire alle persecuzioni naziste antiebraiche, all’atto di fondazione di un genere che si reincarnerà da allora in poi in infiniti repliche più o meno (in)fedeli all’originale, da Scorpio Rising dell’ultraindie Kenneth Anger a I selvaggi di Roger Corman a Easy Rider di Dennis Hopper a Rusty il selvaggio di Francis Coppola. Per arrivare fino all’oggi, con The Bikeriders di Jeff Nichols uscito da poco nei nostri cinema.
La storia di The Wild One: Johnny – Marlon Brando ovviamente – con la sua banda di motociclisti invade una piccola città californiana e la sconvolge in un turbine di violenza e furia erotica. Seduce la figlia dello sceriffo, ed è una conquista che metaforizza quella di uno spazio territoriale. Con il corpo di un Brando giovane di sovrumana bellezza a fare da innesco e da elemento distruttore dell’ordine costituito. E si fisserà per sempre nella memoria collettiva la sua immagine a cavalcioni della moto, bardato in una giacca di cuoio madre di ogni feticismo futuro.

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