Ho visto CITIZEN VIGILANTE – commento. Chi è Uwe Boll ed è davvero il peggiore regista del mondo?

Citizen Vigilante di Uwe Boll. Con Armie Hammer, Costas Mandylor, Alona Hertha. 2026.
Mr Sanders si fa giustizia da solo. Obiettivo: non solo, come nei Callaghan e Bronson anni Settanta, ripulire la città dal crimine, ma salvare la nostra civiltà dalle “culture aliene e ostili”. Nessuno scampa ai suoi colpi: assassini, stupratori, (possibili) terroristi, magistrati troppo indulgenti. Anatomia del film maledetto di cui tutti parlano e pochi hanno visto. 

Ma chi sarà stato mai a chiamarlo per primo Il peggiore regista al mondo? Una definizione che parlando di lui, il tedesco Uwe Boll, tutti riprendono pigramente, vilmente maramaldeggiando senza tentare – tranne qualche rara eccezione – di entrare nel merito, di confermare o smentire quel marchio d’infamia sottoponendo un minimo di spassionata analisi critica i suoi film. Boll come facile capro espiatorio su cui infierire, tanto non si rischia niente, nessuno si offende, nessun circolo di potere mai si indignerà e scenderà in campo a difenderlo da chi gli punta l’indice contro. Che, se non fosse per i guai che si ostina a combinare, verrebbe la voglia di stare dalle parti di Boll il paria, ma come si fa? Sembra che lui stesso ci abbia preso gusto a stare nel ruolo che recensori e spettatori gli hanno affibbiato, che quel marchio lui lo rivendichi e lo sbandieri come segno di riconoscibilità, come dato identitario.
Intanto, cercando notizie un po’ meno sdate su di lui, qualcosa che vada oltre la narrazione prevalente, apprendo da un sito francese che non dirò, non certo collocato à gauche e se mai di quel rossobrunismo ormai dilagante, che Uwe Boll ha praticato il pugilato a livello quasi pro – e questo sembra coerente con l’immagine rozza e selvaggia che gli si è cucita addosso – , ma che è pure laureato in letterature e altre humanities: secondo un modello anche qui assai amato a destra di intellettuale che oltre a allenare la mente sottopone il proprio corpo a discipline fisiche tra le più dure, la boxe o le arti marzziali in una o più delle loro infinite diramazioni. Sicché il suddetto sito gallico lo inscrive, non senza compiacimento, in una illustre schiera di intellettuali muscolari come l’architetto giapponese Tadao Ando (boxeur professionista!) e il di lui connazionale scrittore ipernazionalista Yukio Mishima (praticante di arti marziali e suicidatosi secondo il rito guerriero del seppuku). Si potrebbe aggiungere che tiravano di pugni pure Ernest Hemingway e Albert Camus, che però nel pantheon di destra non trovano posto. E in Italia? C’è un noto e bravissimo scrittore nonché professionista dell’editoria aduso all’ascesi psicofisica delle arti marziali (ne ha scritto anche in un libro), ma non è il caso di fare nomi, se mai googlate. Per non dire, ovvio, del poeta e trasvolatore-soldato d’Annunzio, appassionato di cimenti di corpo e spirito.
Ma poi Uwe Boll è davvero quella bestia dipinta dai suoi detrattori, cioè da tutti, o ci fa? Che la sua sia invece una postura accuratamente deliberata: estetica e anche etica (o anti-etica)? Certo lui nella sua cattiva fama sembra sguazzare con un certo gaudio. Come quando, dopo le ennesime critiche, sfidò sul ring alcuni dei più duri stroncatori. Solo quattro accettarono e lui tutti li mandò K.O. Quanto a me, ho visto solo un suo film e mezzo, parecchi anni fa, In the Name of the King (intero) e Rampage (metà o anche meno). Del primo ho qualche ricordo, del secondo zero. Nel nome del re (attenzione: con Jason Statham) non mi sembrò infame o meglio mi sembrò mediamente infame, un fantasy-horror piuttosto spiccio dove si mirava alle scene di massacro senza perdersi in inutili digressioni. Una fiera del truculento consapevolmente perseguita, non peggio di tanto cinema di genere di basso rango, B o Z-movies grondanti botte e sague per compiacere lo spettatore avido di nuovi spettacoli gladiatorii (anche lo spettatore avrà le sue responsabilità o no? o dobbiamo sempre considerarlo vittima dei corruttori di turno?). Regia muscolare, andamento adrenalinico perché non ci fosse spazio, neanche la minima fessura, per qualcosa di simile a un pensiero, una riflessione, un dato psichico. Action pura e dura. in questo affine a certi manovali hollywoodiani come Michael Bay. Dimenticavo: Uwe Boll fa anche una corposa comparsata in un film che adoro di un regista che adoro – il regista è il rumeno Radu Jude, il film è Don’t Expect Too Much from The End of The World, Non aspettarti troppo dalla fine del mondo – nella parte di sé stesso, un UB in trasferta – come spesso gli accade dal  vero in paesi di manodopera cinematografica meno costosi della patria Germania – che sta girando a Bucarest un poveristico monster-movie: il genio eterodosso di Jude non poteva non incontrare prima o poi la radicale alterità dell’outcast del cinema, ed è un momento da non perdere.
Lunghissimo e spero non inutile preambolo per arrivare finalmente all’ultimo scandalo, forse il peggiore di tutti, firmato Boll, il Citizen Vigilante che sta indignando l’intero pianeta per come riprende e aggiorna il vecchio schema caro a tanto cinema anni Settanta del cittadino giustiziere che, sopperendo alla pavidità delle istituzioni, fa piazza pulita del marciume circolante. Breve riassunto della vicenda per chi già non sapesse: il maudit Boll, non pago dei misfatti passati (nella sua filmografia compare anche un Auschwitz con tanto di orrori ricostruiti e mostrati: una visione cui non oso avvicinarmi), intercetta – per calcolo promozional-commerciale o forse no, per intima adesione – l’onda xenofoba e islamofoba dilagante di qua e di là dell’Atlantico e appronta la storia di un uomo deciso a mondare la nostra società dalla (secondo lui) peggiore feccia umana. Non bastasse, ingaggia un attore a sua volta maledetto come Armie Hammer, ostracizzato ed espulso dal consorzio umano dopo uno scandalo sessuale. Va poi a girare in Croazia, a Zagabria, perché lì tutto costa meno, investendo un budget poveristico di due milioni. Ed ecco Citizen Vigilante. Che diventa un caso quando la Germania nega il visto alla distribuzione in sala (ma non su piattaforma o altri canali). Nessun problema invece negli States dove è uscito il 26 giugno in qualche sala, anche se di dati precisi del box office non ne sono arrivati. Se non proprio un samizadat, un oggetto semisommerso.
Le controversie intorno a Citizen Vigilante si surriscaldano immediatamente, esplodono, creano un alone fosco intorno all’opera, subito classificata come fascista e neonazi per come glorifica il suo protagonista che se ne va in giro a ammazzare assassini e stupratori impuniti e chi li copre. Finché non interviene Elon Musk – ci mancava in effetti – che decide di mandare per 48 ore gratis sul suo X il capo d’opera uwebolliano, in modo che tutti possano vedere, giudicare e magari goderne. Un gesto secondo lui libertario, una ribellione all’asfissiante cultura woke ecc. O forse solo l’ennesima provocazione di Mr Tesla & Space X. Intanto, eserciti di indignados si scagliano contro Boll anche per aver riesumato dall’oblio in cui era finito l’attore Armie Hammer dopo le denunce di abusi sessuali – con pure presunto cannibalismo  – che gli erano costati l’epulsione dal sistema cinema (Uwe Boll ha detto di averlo scelto anche per l’aura di scandalo che si porta dietro, confermando come le polemiche se le vada a cercare).
Va detto, a onor di cronaca, che Armie Hammer è stato prosciolto. Ecco quanto risulta interpellando Chat Gpt: «Nel maggio 2023 la Procura della contea di Los Angeles decise di non formulare accuse penali. Secondo i procuratori, non vi erano prove sufficienti per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio un rapporto forzato e non consensuale, anche a causa della complessità della relazione tra i due – lui e la donna che lo ha accusato, nota mia. È importante precisare che non fu “assolto”, perché non ci fu alcun processo: la Procura scelse di non incriminarlo per insufficienza delle prove. Questo non equivale giuridicamente né a una condanna né a una sentenza che abbia accertato la falsità delle accuse. In astratto, un’indagine potrebbe essere riaperta qualora emergessero nuove prove e non fossero scaduti i termini applicabili.Le storie sul presunto “cannibalismo”, invece, derivavano soprattutto da messaggi riguardanti fantasie sessuali: non hanno prodotto un’accusa penale. Hammer ha ammesso comportamenti relazionali ed emotivi scorretti e pratiche BDSM consensuali, ma continua a negare stupri e abusi sessuali».
Quanto all’intreccio di Citizin Vigilante: un giovin signore cresciuto negli States torna in una città imprecisata del nostro continente (semplicemente la didascalia inziale indica a caratteri a tutto schermo EUROPE, a rendere il luogo dell’azione emblematico di una condizione generale e sovranazionale), imbraccia armi micidiali e incomincia a fare pulizia di quello che ritiene il peggio dell’umanità  Quei criminali che, secondo lui, non solo creano il caos e minano l’ordine sociale, ma mirano scientemente a distruggere la nostra civiltà occidentale. Innanzitutto gli immigrati islamici di prima e seconda generazione, portatori secondo il Vigilante di una cultura incompatibile, non assimilabile alla nostra e programmaticamente distruttrice e antagonista. Ma chiunque non si attenga ai codici del law-and-order diventa agli occhi di Mr Sanders – così si chiama il signor giustiziere – uno da sorvegliare e punire con la massima durezza. Pena di morte compresa, da lui direttamente comminata senza passare atrraverso quei riti noiosi e perditempo dei tribunali. Lo vediamo così raddrizzare con le maniere fortissime un gruppo di maranza che bullizzano un coetaneo, far fuori una masnada di ragazzini stupratori rimasti impuniti grazie alla clemenza dei giudici, ammazzare i suddetti giudici troppo indulgenti che giustificano e assolvono i criminali in quanto “soggetti socialmente disagiati e deprivati”.
Prima scena: vediamo un tizio che per strada accoltella a morte un povera donna che passava di lì per caso con il figlioletto e francamemnte non si può non pensare a un episodio simile in modo impressionante a questo successo qualche settimana fa a Milano in zona San Siro. L’accoltellatore verrà ovviamente presto punito da Mr Sanders. Che, apprendiamo strada facendo, è tornato dagli Stati Uiti per curare i suoi interessi di landlord, padrone di svariati building e appartamenti dal cui affitto trae milionari guadagni. E lo vediamo controllare come un losco padrone dickensiano se i suoi inquilini pagano e se danneggiano i locali (e vien da ridere: ma come, in tempi il cui il dio denaro si incarna, anche nell’immaginario collettivo, anche al cinema, in tecnocrati già siliconvallici ora con multipli interessi nelle crypto, nelle industrie spaziali, biomediche, di controllo digitale e quant’altro, Uwe Boll ci presenta quale emblema della riccanza uno che affitta topaie a dei poveracci?). Come padrone di casa il Sanders (a proposito: secondo il sito francese di cui sopra il nome potrebbe essere un omaggio al Sanders protagonista di Les Epées – Le spade – dello scrittore di ultradestra Roger Nimier) è feroce, implacabile, esattamente come con gli assassini e gli stupratori.
Ora, chi come me di cinema ne ha visto tanto non si stupisce per questa apoteosi del cittadino che passa a farsi giustizia da solo visto il troppo garantismo – o mollezza – di politici, forze dell’ordine, magistratura. Noi queste cose le abbiamo ampiamente viste negli anni Settanta nel genere inaugurato dall’ispettore Callaghan di Clint Eastwood-Don Siegel e culminato nella saga del Giustiziere della notte con Charles Bronson. Ma, ancora di più, le molecole narrative di Citizen Vigilante sembrano pervenire dal rigoglioso filone del poliziottesco all’italiana sempre anni Settanta: criminalità dilagante, cittadini spaventati e esasperati per via di colpevoli arrestati e poi rilasciati perché come diceva un emblematico titolo di allora La polizia incrimina la legge assolve (1973; regia di Enzo G. Castellari, con Franco Nero). Finché qualcuno – poliziotti cazzuti che non ci stanno più a vedere i delinquenti impuniti, singoli cittadini che decidono di fare da sé, squadroni della morte autorganizzati – passa all’azione. Del resto, il propotipo risale a tempi ancora più lontani, alla nascita dei vari Batman e Superman e Spider-Man “operatori” dell’ordine (un aspetto inquietante molto annacquato se non addirittura abraso nelle rassicuranti, recenti versioni dei suddetti supereroi, vedi il novissimo Spider-Man uscito in qustio giorni).
Nulla di nuovo insomma. Se non fosse che Uwe Boll riporta tutto ai nostri giorni, incattivisce la narrazione, esaspera, enfatizza, alza la temperatura, brutalizza azioni e contesti senza la minima esitazione nel far proprie le più estreme delle xenofobie e delle ansie securitarie. In questo, il cittadono giustiziere di Boll appare più che una piatta replica un’evoluzione (o involuzione) di quello degli anni Settanta che si limitava a far fuori ladri e assassini in quanto tali: qui si fanno fuori ladri, assassini e stupratori anche in quanto appartenenti ad altre culture, in quanto altro da noi. Ed è un salto di qualità all’ingiù, un cambio di paradigma. Boll varca una linea rossa che nessuno aveva mai oltrepassato quando il suo giustiziere spara non solo alla testa di sei o sette ragazzini autori di uno stupro, ma ammazza pure la sorella poco più che bambina e la madre di uno di loro. Mai s’era vista una cosa così, mai.
Al di là dell’indignazione, che temo serva a poco, di fronte a Citizen Vigilante converrebbe se mai chiedersi: che cinema è mai questo? davvero è così sgangherato, primitivo, sgrammaticato come s’è scritto, confondendo condanna morale dei contenuti con la condanna estetica? (è lo stesso errore speculare e simmetrico a quello di chi eleva a capolavoro film che non lo sono soltanto per i loro  nobili contenuti e perché stanno “dalla parte giusta”: penso a un titolo di Venezia dell’anno scorso). Uwe Boll il mestiere ce l’ha. La scena iniziale dell’assassinio della povera passante è effcace e immette subito nel microclima incandescente del racconto. E in genere tutte le fasi action rifanno piuttosto bene i modelli anni Settanta. Quello che latita è, stranamente, il ritmo; il film pure nei suoi deliri cinetici di spara-spara ha ampie zone morte, inerti. In una sorta di inconscio autosabotaggio, come a minare da sé la proopria efficacia. Citizen Vigilante diventa poi imbarazzante quando il suo protagonista rivela la micragnosità del padroncino incazzato con gli affittuari insolventi. Il vertic o il punto più basso del ridicolo: Mr Sanders che in un bordello smette di sco*are per andare a controllare il muro ammuffito, imprecando contro la povera prostituta e le sue compagne perché non gli curano l’appartamento come si deve (appartamento di cui lui, rivela all’allibita ragazza, è il proprietario). Qui sì che Uwe Boll mostra la sua vocazione di autore di Z-movie, nello scarto tra il superomismo del giustiziere – a proposito, poteva mancare una citazione nicciana? no che non manca – e la sua mediocrità da borghesuccio qualunque. A pesare in sede di bilancio critico sono pure l’inespressività marmorea di Armie Hammer e la goffa seqeunza dell’assalto alla casa fortino che sembra uscire da un fumetto anni Sessanta di quelli nostri sgangheratissimi.
Intanto, visto le succès de scandale, è già stato annunciato il sequel, si immagina con un budget più consistente. Ma forse, prima di rei-indignarsi, andrebbe fatta una qualche riflessione sul concetto di forza e sulla figura dell’eroe (le due cose sono connesse). Mentre il cinema alto come Odissea decostruisce la figura maschile eroica per darci un Ulisse problematizzato, travolto dal senso di colpa e dai fantasmi della guerra – e lo stesso fa un film che andrà in sala tra qualche settimana, Robin Hood. Il prezzo del sangue con Hugh Jackman -, il cinema basso, quello che non fa grandi numeri in sala ma poi spacca sulle piattaforme e nel silenzio dei salottini domestici, e che non teme di sintonizzarsi apertamente sulle pulsioni più profonde del suo pubblico popolare, continua a proporre figure maschili dominanti, forti e fiere di antico stampo, quasi premoderme e mai morte, solo sepolte nell’inconscio collettivo e pronte a riemergere. Penso all’imminente Mutiny dove l’action hero Jason Statham massacra cattivi soggetti a vagonate. Con un differenza sostanziale però rispetto a Boll: in Mutiny i cattivi fatti fuori dall’eroe sono degli infami trafficanti di carne umana e le vittime sono gli immigrati clandestini, mentre in Citizen Vigilante tutto si ribalta e i nemici da spazzare via sono quegli stessi clandestini, quegli stessi “altri da noi”. E allora: forse non è la figura dell’eroe in sé malvagia, forse non è la forza in sé a essere oscura, dipende da come la si maneggia e verso chi la si indirizza. O no? Tema certo scottantissimo e scandaloso, ma non più eludibile. Ci sta provando Il Foglio che per l’estate ha proposto a un pugno di intellettuali di vario tipo e pensiero di misurarsi proprio con il tema della forza. Parecchio interessante l’intervento dello storico delle dottrine politiche Luigi Marco Bassani. Solo due stralci, giusto per dare l’idea della sua riflessione.: “Per venticinque secoli la civiltà europea ha riconosciuto nella forza il fondamento ultimo dell’ordine politico e del suo divenire. Dalle Termopili fino alla fino alla guerra civile della prima metà del Novecento, la potenza è stata considerata in Europa la prima delle virtù pubbliche e private. Uomini forti difendevano famiglie, villaggi, intere patrie e anche matrie”. Ancora: “Dopo la Seconda guerra momdiale, il culto della forza è scomparso dai radar del Vecchio continente con la rapidità di chi vuole dimenticare un incubo. Non solo: ciò che ha vinto è il culto della debolezza”. Non ho niente da aggiungere, continuo se mai a rimuginare dubbi e domande.
Dove e come vedere Citizien Vigilante? Niente di più facile: io l’ho trovato gratuitamente, integrale e con subtitles in italiano su YouTube. Basta chiedere a Google, sempre che se ne abbia voglia.
Aggiungo una nota: su Citizen Vigilante ho letto di tutto. Ma a inquietarmi davvero è stato un post, ampiamente condiviso sui social da gente insospettabile, del quale non voglio dire l’autore e sul quale non voglio dare troppe indicazioni. Del film di Uwe Boll dà una lambiccata, dietrologica e complottistica lettura di impronta antisemita, anche se di un antisemtisimo al solito travestito da antisionismo. La faccio breve: il post va a ricostruire minuziosamente e anche con una certa ossessività la (presunta) catena produttiva e distributiva che starebbe dietro al film di Uwe Boll. Molti secondo l’autore i nomi ebraici coinvolti, molte le assciazioni ebraiche che avrebbero aiutato in vario modo il progetto a andare in porto. La sua delirante conclusione: la lobby ebraica e sionista internazionale ha finanziato Citizen Vigilante per la sua islamofobia, per come mette in cattiva luce i nemici – arabi e musulmani – di Israele. Non ho parole. Siamo all’ennesima nuova versione dei Protocolli dei Savi di Sion, però “di sinistra” e proPal.

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