Recensione: IL VERDETTO (The Children Act), un film di Richard Eyre. I dilemmi di Fiona

Il verdetto – The Children Act di Richard Eyre. Con Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead.
Uno di quei film britannicamente impeccabili, anche fin troppo inamidato e accademico. Con però due punti di forza: la sceneggiatura di Ian Mc Ewan, satura di chiariscuri e ambiguità, e l’interpretazione di Emma Thompson nel ruolo di una giudice alle prese con casi difficili e dilemmi etici. E quando dovrà letteralmente decidere della vita o della morte di un ragazza tutto per lei cambierà. Voto tra il 6 e il 7
Uno dei due film di questo pezzo d’autunno scritti da Ian McEwan (l’altro, molto meno riuscito di questo, è Chesil Beach, in uscita il 15 novembre. Una delusione cocente: se ne riparlerà). Il cinema britannico ben fatto, inamidato e ingessato, messo però al servizio di una storia, e di personaggi, che con la loro complessità riescono a incrinarne l’involucro manierato e accademico. Un regista di lungo corso come Richard Eyre si incarica di mettere in scena lo script che lo stesso Ian McEwan ha tratto da un suo romanzo. Protagonista la giudice dell’alta corte Fiona Maye, mal sposata a un marito vacuo che la tradisce, che si trova a dover affrontare nelle sue dure giornate casi uno più delicato dell’altro. Finché arriva quello che minerà i suoi equilibri e farà vacilare le sue certezze, un diciassettenne figlio di testimoni di Geova che rifiuta, pur essendo malato di leucemia, le trasfusioni che potrebbero prolungargli la vita. Quale verdetto emettere? Fiona, infrangendo il protocollo, lo va a trovare in ospedale per sentire le sue ragioni e non ragioni. Sarà l’inizio di un anomalo rapporto tra i due, saturo di non detto, dove precipiteranno chimicamente e si condenseranno i fantasmi inconsci di Fiona e dell’ancora minore Adam, pulsioni, desideri, attrazioni e repulsioni. Con un’enorme Emma Thompson. Stanley Tucci è il marito fatuo ancorché di modi assai educati. Fionn Whitehead, ormai lanciatissimo dopo Dunkirk, è il destabilizzante Adam. Il bello di questo film sta, oltre che nella scrittura di Ian McEwan e nell’interpretazione di Emma Thompson, nei suoi modi e nelle sue eleganze e nelle emozioni controllate così altoborghesi, un vero ristoro in questi tempi imbarbariti. Se solo ci fosse stato un regista meno accademico e meglio versato in ambiguità, sottigliezze, anche crudeltà, avremmo avuto un fim grande, invece ne abbiamo uno solo dignitosissimo.

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