The Birth of a Nation – Il risveglio di un popolo di Nate Parker (2016), Canale 5, ore 21:31. Mercoledì 12 luglio 2023.
Se nel suo Nascita di una nazione, anno 1915, uno dei padri del cinema, David W. Griffth, metteva in scena tra i momenti fondativi degli Stati Uniti origini e (mis)fatti del Ku Klux Klan, l’afrodiscendente Nate Parker nel 2016 riprende lo stesso titolo per rovesciarne il contenuto, la narrazione e il senso. E per celebrare in forma di cinema epico la prima rivolta dei neri d’America ai tempi cupi dela schiavitù. Un perfetto esempio di Black Pride e Black Power nel nuovo cinema americano.
Siamo in Virginia, nel 1831, ed è il predicatore Nat Turner a fare la storia, a condurre il popolo afro all’azione contro la brutalità dei signori delle piantagioni. Il film, diretto e interpretto nel ruolo protagonsita dallo stesso Parker, viene presentato al Sundance 2016 e ottiene un’acccoglienza entusiastica da parte di pubblico e critici. Tanto che subito si parla di The Birth of a Nation come del titolo destinato a sbancare gli Oscar l’anno successivo, favorito anche dal suo correttismo politico. Un potente distributore acquisisce il film garantendogli una distribuzione ad ampio spettro e non solo nel circuito arthouse, eppure l’esito non arà quello auspicato. L’uscita in sala ottiene all’inizio incassi più che incoraggianti, ma a frenare The Birth of a Nation arriva uno scandalo sessuale che cionvolge Nate Parker: contro di lui rispunta un’accusa di stupro ai tempi del college, accusa da cui peraltro era poi stato prosciolto. Non bastassa, l’afrodiscendente Parker aggrava la sua situazione con una dichiarazione considerata omofoba. E per lui è la damnatio, la cancellazione. Il suo film scompare dai radar, diventa un titolo maledetto. Ed è per questo che stasera vale la pena dargli un’occhiata più che attenta. Anche perché si tratta, al di là della sua carica miitante, di un prodotto spettacolamente assai efficace, con una messinscena di rude efficace, con una visione di cinema pulsionale e corporale, di irresistibile muscolarità e impeto. Da sottolineare come nel cast compaia un altro nome maledetto e condannato alla cancellazione per uno scandalo sessuale, quello di Armie Hammer. Nate Parker rispunterà qualche anno dopo, nel 2019, a Venezia in una sezione collaterale e non delle più prestigiose, Sconfini, con The American Skin sul tema ultrasensibile della violenza della polizia sugli afroamericani. Un revenge movie con messaggio che ottiene un discreto sucesso di stima, ma niente di più, nonostante l’arrivo al Lido per sostenerlo di Spike Lee (anche produttore, se ben ricordo). Vince un premio, ma non basterà a imporre il film sul mercato, soprattutto americano, e a riabilitare Nate Parker.
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