Film da non perdere stasera in tv: A CHIARA di Jonas Carpignano – sab. 6 luglio 2024

A Chiara di Jonas Carpignano, Rai 3, ore 23:25. Sabato 6 luglio 2024.
Tra i nomi luminosi del cinema italiano nuovo anzi novissimo c’è quello, forse il più luminoso di tutti, di Jonas Carpignano, 40 anni giusti, italiano con cittadinanza e si suppone passaporto statunitense, autore di tre lungometraggi assai personali e riconoscibili che gli hanno aperto le porte dei festival maggiori e del circuito arthouse europeo e nordamericano. Il suo esordio nel lungometraggio, Mediterranea, fu il nostro nostro film italiano a raccontarci l’epopea e l’odisseaa dei migranti africani adottando il loro punto di vista, molti anni prima (era il 2015) che lo facesse il Matteo Garrone di Io capitano: ma fu apprezzato più negli Usa e alla Semaine de la Critique di Cannes, dove era stato lanciato in prima mondiale, che da noi (se non ricordo male, non venne mai distribuito in sala se non in occasione di qualche evento come il Premio Lux del Palamento europeo). Fu una scoperta, anche per il microcosmo che andò a rappresentare, quello di una comunità Rom fino a quel momento sconosciuta a gran parte degli italiani insediata da tempo immemorabile nella Calabria interna (nella zona mi pare di Vibo Valentia), un microcosmo coi suoi riti e regole ferree che interagiva con il gruppo dei braccianti arrivati dall’Africa. Sempre quel mondo, sempre quelle relazioni complesse, quelle interferenze tutt’altro che scontate e prive di attrito tra culture ugualmente marginali ma profondamente diverse tra loro, Jonas Carpignano va a mettere a fuoco nel 2017 con il suo film successivo, ancora adottando un cinema ibrido tra approccio etnografico e narrazione. A Ciambra, questo il titolo, viene presentato alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes e vi ottiene il premio di miglior film. È per il regista la definitiva affermazione, il consolidamento del suo status di autore, anche se ancora una volta la nomenklatura della critica italiana faticherà ad accorgersi di lui: quanto al pubblico, mai pervenuto. A Chiara, in onda stasera su Rai 3, segna il terzo step nella filmografia di Carpignano: anche questo viene lanciato a Cannes- Quinzaine des Réalisateurs nel 2021, anche questo ottiene un riconoscimento, senza però smuovere all sua uscita in Italia gli spettatori: un misero 147mila euro è a tutt’oggi il suo incasso totale al box office. Eppure marca, nel tragitto autoriale del suo autore, se non una svolta radicale almeno una nuova linea di sviluppo. Siamo sempre nella Calabria interna, ormai la homeland del Caprignano filmmaker (ma pare ci abbia abitato anche nel tempo extraset), siamo semre vicina alla Ciambra, l’insediamento rom, dunque la continuità con le opere precedenti è evidente e dicharata. Ma stavolta l’approccio osservativo-documentario-etnografico è meno radicale e pervasivo, lasciando uno spazio più largo alla narratività e ai personaggi. Soprattutto alla protagonista, Chiara, una ragazzina quindicenne che vediamo all’inizio felice nela sua vita di famiglia, scuola, amicizie. Finché il padre, da lei amatissimo fino a sconfinare nel freudiano complesso di Elettra, è costretto alla clandestinitàper sfuggire a un mandato di cattura  causa della sua affiliazione a un clan criminale. E Chiara si trova di fronte a una biforcazione, dilaniata tra l’affetto e la lealtà verso il padre e la necessità di fare i conti con quel mondo criminale cui appartiene senza volerlo e senza averlo scelto. Un conflitto che è ache la traccia su cui si avvierà man mano, faticosamente tra consapevolezze  e scelte complicate, il suo processo di formazione. Dei tre film di Carpignano è il meno rigoroso e quello che amo di meno per qualche concessione di troppo alla retorica dell’engagement, ai modi fin troppo ovvii e virtuosi della denuncia civile (in questi caso contro i misfatti della criminalità organizzata e l’omertà che ne deriva). Ma il regista non perde la sua anima e A Chiara resta, come gli altri suoi, un ritratto fosco e potente di un mondo in cui sotto alla superficie della modernizzazione (sempre imperfetta, sempre precaria) si agitano i demoni della violenza, della sopraffazione, del mancato rispetto dell’individuo nel nome di un tribalismo trionfante e, forse, invincibile.

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