Il film stasera in tv (sab. 6 giugno): IL GENERALE DELLA ROVERE di Roberto Rossellini

Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini, 1959. Rai Storia, ore 21:20, sabato t6 giugno 2026.

Rossellini (al centro) con De Sica e Fellini

Film capitale per molte ragioni. Perché riporta al centro della scena, a oltre dieci anni dai fasti neorealistici dei suoi lavori più celebri, Roberto Rossellini facendogli vincere il Leone d’oro a Venezia 1959 (ex aequeo con un altro film italiano, La grande guerra di Mario Monicelli). E perché, visto retrospettivamente con sguardo storicizzante, risulta essere l’atto di fondazione (per quanto inconsapevole: nessuno lo avrebbe immaginato, né Rossellini né i produttori) di quel cinema resistenziale che darà – in coincidenza non casuale con la nascita del centrosinistra – titoli come Tutti a casa, Le quattro giornate di Napoli, La lunga notte del ’43, Tiro al piccione, Il terrorista, Un giorno da leoni, La ragazza di Bube.
Adattando un racconto di Indro Montanelli, Rossellini e con lui gli sceneggiatori Sergio Amidei e Diego Fabbri si ispirano con parecchie libertà a una storia vera mettendo in scena le imprese di un abietto truffatore, Emanuele Bordone. Lucrando sul dolore dei parenti dei prigionieri politici (siamo nellì’Italia di Salò occupata dai nazisti), Bordone estorce loro dei soldi millantando inesistenti entrature con il comando tedesco e promettendo impossibili liberazioni dei detenuti. Finché lui stesso inciampa nelle proprie menzogne e finisce arrestato dai tedeschi per truffa. Interrogato dal colonnello Müller si vedrà proporre un patto scellerato: gli sarà restituità la libertà se lui, così abile nell’inganno, si fingerà il generale antifascista Della Rovere (la cui morte avvenuta pochi giorni prima è stata tenuta segreta) e, una volta ottenuta in cella la fiducia dei resistenti prigionieri, riuscirà a identificare il loro capo.
Ma una volta dietro le sbarre il finto generale Della Rovere scoprirà una dignità che non pensava di avere e non tradirà. Un antieroe spregevole che diventa eroe e martire, in un percorso di redenzione e in una “salita al calvario” con echi cristologici (forse dovuti al contributo alla sceneggiatura di un autore cattolico come Diegi Fabbri). Oggi a affascinare sono anche, soprattutto?, il gioco e la tensione tardopirandelliana tra la maschera e il volto, la finzione e il reale, il personaggio e la persona. La mutazione del bieco truffatore in eroe e simbolo della Resistenza avviene paradossalmente grazie a una recita, a un’identità rubata, a una finzione che progressivamente si fa vita vera e scelta consapevole. Un film in cui il confronto con la Storia si mescola all’interrogarsi, tema squisitamente novecentesco, sull’identità e le sue mutevoli forme e rifrazioni. Monumentale Vittorio De Sica nella sua interpretazione, in oscillazione tra commedia e tragedia, forse migliore di sempre. Con lui Vittorio Caprioli, Giovanna Ralli, Sandra Milo, Hannes Messemer, Herbert Fischer.

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