Film stanotte in tv: IL MALE NON ESISTE di Ryusuke Hamaguchi/ dom. 28/6/2026

Notte con il cinema di Ryusuke Hamaguchi a Rai3 Fuori Orario (domenica 28 giugno 2026). In programma:

Il male non esiste
  (2023), ore 1:50.
Il film è preceduto, all’1.45, da Walden, un corto realizzato da RH per la Viennale 2022.

Seguono: alle 3:30 Passion, il primo film di Ryusuke Hamaguchi  (2008), e alle 5:25 intervista di Roberto Turigliatto al regista. Da domani si spera tutto su RaiPlay.

Ripubblico la recensione di Il Male non esiste scritta a Venezia 2023 dopo la proiezione in concorso del film, che poi avrebbe vinto il Leone d’argento – Gran premio della giuria ( Leone d’oro a Povere creature di Yorgos Lanthimos).
Aku Wa Sinzai Shinai (Evil Does Not Exist – Il male non esiste) di Ryusuke Hamaguchi. Con Hitoshi Omika, Ryo Nishikawa, Ryuji Kosaka, Ayaka Shibutani, Hazuki Kikuchi, Hiroyuki Miura. Voto 7 e mezzo
Non è l’Hamaguchi maggiore di Drive My Car, questo Il male non esiste è, volutamente, un piccolo film nato come documentario su un villaggio di campagna-collina non molto distante da Tokyo e la comunità che lo abita, Mizubiki. E poi svoltato, non è dato sapere come, in un film di finzione che però conserva uno sguardo osservativo da cinema del reale. Fino dall’incipit che è quasi un manifesto programmatico, un lungo piano sequenza attraverso un bosco con la mdp puntata in alto verso rami e cielo. Capiremo che quella sequenza intendeva comunicare l’armonia tra umano e naturale di cui il film ci avrebbe poi mostrato la progressiva disgregazione. Dall’equilibrio al caos, è questo il tragitto di Hamaguchi. Tenendo la propria attenzione su Takumi, un giovane vedovo che con la piccola figlia Hana vive al limitare dei boschi, in una vita immersa in un assoluto naturale che lui non vuole prevaricare e di cui cerca di essere un ospite rispettoso. È cinema mostrarci, come fa Hamaguchi, per molti e molti minuti Takumi che spacca la legna con un rigore da cerimoniale (dopotutto siamo in Giappone) e che con lo stesso rigore riempie contenitori di acqua sorgiva? Sì (con buona pace di quelli che “non succede niente” che non si capisce perché vadano ai festival e non se ne stiano a casa loro a guardarsi Netflix). Quello di Hamaguchi è cinema dall’anima zen, per il nitore, l’aerea leggerezza, e cinema in sottrazione, del vuoto e della purificazione. Impossibile parlare qui di trame, tutt’al più ci sono microincontri e collisioni tra personaggi.
L’amonia viene minacciata quando da Tokyo arrivano due tizi, un signore e una signora, a sottoporre all’assemblea di villaggio un progetto di glamping, orrido neologismo nato dalla fusione tra glamour e camping, ovvero un camping fighetto per gente cool ansiosa di depurarsi dalle tossine della metropoli e vivere una (presunta) immersione rige neratrice nella natura. Robaccia insomma. È Takumi il più intransigente difensore dell’integrità del villaggio, il più fiero avversario del glamping, così convincente da affascinare i due venuti da Tokyo e destabilizzare la loro fiducia nel progetto. Ma il vulnus c’è ormai stato e l’ordine non tornerà e sarà qualcosa di inatteso a sanzionarne l’impossibilità. Un finale enigmatico e spiazzante lascia gli spettatori con molte domande e poche risposte. Eppure un film così monacale ha strappato uno degli applausi più convinti. Assistendo all’assemblea di villaggio dove anche l’avversione al glamping viene espressa con la massima urbanità e nei modi controllatissimi da “Giappone impero dei segni”, si pensa a cosa succederebbe in analoga situazione italiana: volerebbero urla e stracci, si arriverebbe alle mani. Il Giappone è lontano.
Aggiornamento al 28/6/2026. Intanto Rysuke Hamaguchi ha realizzato un altro film, Soudain (All’improvviso), presentato qualche settimana fa al Festival di Cannes e così bene accolto da essere stato fino all’ultimo il gran favorito alla Palma d’oro, andata invece al peraltro assai bello Fjord di Cristian Mungiu. A Soudain è toccato solo il premio per la migliore interpretazioine femminile, ex aequo alle due coprotagoniste Virginie Efira e Tao Okamoto. Per l’ennesima volta Hamaguchi sfiora ma non centra il bersaglio grosso a un festival, come gli era già successo a Locarno (Happy Hour), Berlino (Wheel of Fortune and Fantasy), Venezia (Il male non esiste) e, nel 2021, sempre a Cannes (Drive My Car).

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.