Locarno Festival 2013. Recensione: il portoghese ‘E Agora? Lembra-me’, un regista hiv-positivo si racconta (senza lacrime)

Joaquim Pinto (a sinistra) e il suo compagno Nuno

Joaquim Pinto (a sinistra) e il suo compagno Nuno

E Agora? Lembra-me (Cosa succede adesso? Ricordamelo), regia di Joaquim Pinto. Con  Joaquim Pinto, Nuno Leonel. Portogallo. Presentato nella sezione Concorso internazionale.OC698140_P3001_174257
Un anno nella vita di un regista sieropositiva alle prese con cure nuove e debilitanti. Lui, il suo compagno. I cani. La terra. I ricordi. Tutto senza piangersi addosso. In un film che fluttua quasi oniricamente. Il micro e il macro inglobati in un unico ciclo cosmico come in The Tree of Life di Malick. Tra i 5 film (non proprio esaltanti) visti finora in Concorso, il migliore. Voto 7 e mezzo
Quasi tre ore di autoracconto documentario, senza pedanteria né lagne né piagnistei, di un regista portoghese che convive da tempo con l’Hiv. Un anno nella vita di Joaquim Pinto alle prese con nuove terapie dagli esiti incerti e dai possibili, pesanti effetti collaterali. Ma chi si aspetta un quadro esistenzial-clinico, con infiniti test e colloqui con i medici curanti e quant’altro, rimarrà un attimo spiazzato. Sì, questo aspetto c’è, e non potrebbe essere altrimenti. Manca però ogni indignazione anti Big Pharma, manca ogni cultura del lamento, manca ogni discorso militante e/o accorato sulla stigmatizzazione dell’omosessuale, e dell’omosessuale sieropositivo. Senza troppo ideologizzare, Pinto mostra, mostra se stesso, il suo mondo, chi gli sta vicino. Non dà molte spiegazioni sulla sua malattia, come l’abbia contratta, a quale stadio sia. Si tratta di un film inevitabilmente intorno a se stesso, un ‘parliamo tanto di me’ per citare Zavattini, ma meno autoriferito di quanto s’è visto in casi analoghi. Forse 167 minuti son troppi, forse si poteva tagliare qualcosa e anche più di qualcosa. Ma E Agora? Lembra-me è un oggetto filmico dall’indubbio fascino, tra i cinque film del concorso visti finora (fino a stamattina), non proprio esaltanti, sicuramente il meglio. Narrazione sfrangiata, non compatta. Si procede per accumulo e accostamenti, senza linearità spazio-temporale. Ci si muove tra Portogallo urbano, Portogallo rurale e Azzorre, seguendo i vari passaggi di Joaquim, sieropositivo, e del suo compagno Nuno, già musicista heavy metal, ora coltivatore e lettore della Bibbia. Piccole cose di ordinaria quotidianità, l’orto da seguire, i quattro cani belli e affettuosi, il girovagare, il pensare, il creare, il ricordare personaggi come Guy Hocquenghem, il primo teorico francese della rivoluzione-liberazione omosessuale, o Serge Daney, critico dei Cahiers, entrambi morti per Aids. Il primo film di Pinto, gli incontri qua e là per l’Europa. Non succede niente, e tutto succede. Quel che è bello di questo film è che ci trasmette un che di ondeggiante, di indefinito, di sospeso, di arcano anche. Ogni fatto e dato e oggetto banale si carica misteriosamente di altro. Riesce a Pinto di trasmettere a noi spettatori la percezione e visione del mondo che gli deriva forse dalla malattia, forse dai farmaci, forse dalla consapevolezza della malattia. Il film sfugge così al ricatto e alla pesantezza della sua realtà e fluttua, si fa qualcosa fatto della materia dei sogni, o degli incubi. Ne esce un film di visioni, sottili alterazioni, pulsazioni, perfino magie. Compresenza di creature viventi macro e micro (insetti, foglie, fiori, e il virus, il maledetto virus) all’interno di un unico, immenso ciclo cosmico. Esattamente come in The Tree of Life di Malick che, incredibilmente, mi pare il vero film di riferimento di questo E Agora? Lembra-me. L’amore? Sì, Joaquim e Nuno fanno l’amore, ed è una scena che non si dimentica.

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