Locarno Film Festival 2023. THE ESSENTIAL TRUTHS OF THE LAKE di Lav Diaz. Che fine ha fatto Esmeralda?

The Essential Truths of The Lake (Le verità essenziali del lago), un film di Lav Diaz. Con John Lloyd Cruz, Hazel Orencio, Shaina Magdayao, Bart Guingona, Agot Isidro. Filippine 2023. Concorso Internazionale. Voto tra il 6 e il 7
Lav Diaz, maestro filippino della lentezza e del cinema ipnotico, torna a Locarno dove nel 2014 vinse il Pardo d’oro con From What Is Before. Cos’è cambiato nel frattempo? Sarà triviale dirlo, ma il Diaz di allora durava 338 minuti, pari a 5 ore e 38′, quello di oggi solo 215, 3 ore e 35′. Un taglio non da poco. Credo che ci sia stata negli ultimi anni in LD una riconcettualizzazione (estetica, linguistica) del proprio cinema, in cui la dimenione ciclopica deve aver perso la centralità di un tempo (è arrivato anche a opere di 8-10 ore, la cui visione viene raccontata da chi c’era come una di quelle imprese epiche che segnano la vita di un cinefilo: una medaglia da appuntarsi al petto). Resta inalterata la passione per un cinema di contemplazione e rarefazione, per gli interminabili piani sequenza a camera fissa o in movimento, a costringere lo spettatore a interrogarsi su ciò che gli viene mostrato, a focalizzarsi su dettagli minimi che altrimenti non sarebbero percepiti, ad accettare come il tempo del cinema sia un tempo proprio, interno, che niente o poco ha a che fare con il tempo del reale. Da quel Pardo d’oro, e dagli altri premi che di lì a poco sarebbero seguiti (il Bauer alla Berlinale 2016 per A Lullaby to the Sorrowful Mystery, il Leone d’oro a Venezia, sempre nel 2016, per The Woman Who Left), a essere cambiata è anche l’immagine del gran filippino presso i frequentatori di festival e cinefili vari. Se ne ha sempre il massimo rispetto, ma lo si considera anche datato, fuori moda come il vestito di una collezione di gran qualità ma irrimediabilmente vintage, fissato nell’automanierismo, nella replica di sé stesso, e pure la devozione nei suoi confronti non è più così assoluta come ai (suoi) tempi d’oro. Essential Truths of The Lake ha suscitato robuste perplessità e qualche presa di distanza, benché sussurrata più che proclamata ad alta voce. Certo, Lav Diaz è Lav Diaz, epppure in questo film come nel precedente When The Waves Are Gone (visto a Venezia 2022 fuori concorso) un qualche accenno di cambiamento rispetto al suo cinema così pesantemente codificato, così ferreo (e plumbeo?) lo si può rintracciare. Non solo la riduzione della durata a tempi più umani e compatibili con le abitudini attuali alla visione, ma una narrazione più forte o, se si preferisce, meno volatile, non più soltanto un pretesto per il consueto sublime esercizio di stile (anche qui, come quasi sempre in lui, solo bianco e nero). Non è la prima volta, già una decina di anni fa in El Norte era ricorso ai codici del noir e del crime, qui però lo fa con più decisione. Con un incipit che ci porta ai tempi recenti del regime di Duarte e della sua famigerata campagna di legge, ordine e pulizia sociale contro spacciatori e consumatori di droghe, una caccia di stato che ha condotto all’uccisione di migliaia di uomini e donne da parte delle forze dell’ordine e di squadre paramilitari. E che ha fatto da copertura a un numero altissimo di omicidi puramente politici. Si comincia così, in Essential Truths of The Lake, con la morte di un uomo bollato come drug dealer, con sparatorie nei bassifondi tra poliziotti e criminali più o meno presunti. Un quadro livido nel quale di lì a poco vediamo balzare in primo piano il probo agente Papauran, disgustato dai metodi di Duarte e deciso a fare in modo che la polizia torni a lavorare per la legge, non per il potere. È questo bisogno di giustizia a spingerlo a riaprire un cold case, la misteriosa sparizione e forse morte quindici anni prima di una ragazza di nome Esmeralda Stuart, modella, performer, attrice, star dei social, militante ecologista. Che fine ha fatto? Chi l’ha tolta di mezzo e per quali motivi? Papauran indaga, sprofondando via via nella solita palude di bugie, depistaggi, inganni, tradimenti, omertà. La sensazione è che in qualche modo c’entrasse il potere, che Esmeralda fosse troppo scomoda e troppo libera per essere lasciata in vita. Non è il caso di aspettarsi da Lav Diaz un’inchiesta classica, il suo anche qui resta un cinema di falsi movimenti, pause, riflessioni, giri a vuoto, enigmatici e tortuosi percorsi, silenzi. Il mistero sembra circoscriversi intorno a un lago cupo, in una zona dominata da una potente dinastia che cerca di sabotare in ogni modo il buon poliziotto. Finché la ricerca viene interrotta. Papauran la riprenderà più tardi in privato, ritornando al lago, in un paesaggio che nel frattempo è stato ridisegnato dalla cenere di una gigantesca eruzione vulcanica. Ed è a questo punto che Diaz torna il Diaz di sempre, il Diaz amato e detestato, e che il suo film torna a farsi à la Diaz indecifrabile. Non dico di più, se non che ogni ottemperanza ai codici del noir viene meno. Micidiale, purtroppo, quest’ultima parte senza sviluppo narrativo, dove ogni tragitto è un’illusione e, qualunque cosa si faccia, si torna sempre e inesorabilmente al punto di partenza in una circolarità senza scampo. Meglio la prima parte, dove il regista si addentra perfino nella scena fashion filippina, mostrandoci un talentuoso designer che mescola tradizione locale e moda globale e che aveva eletto Esmeralda a propria musa (il costume realizzato per la sua performance sull’aquila delle Filippine è una meraviglia). Si esce confortati dalla nuova direzione imboccata da Diaz, delusi per come rinuncia a percorrerla fino in fondo.
Nota: Essential Thruths of the Lake è il prequel di When The Waves Are Gone visto l’anno scorso a Venezia. Di cui però non ricordo granché, se non il ritorno sul campo dell’agente Papauran, ma per altri scontri e altre indagini. E il mistero resta: che fine ha fatto Esmeralda?

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