Venezia 2024: Leone d’oro a Pedro Almodovar. Tutti i vincitori (e i vinti)

Pedro Almodovar a Venezia. A lui il Leone d’oro per The Room Next Door

LEONE D’ORO per il miglior film a:
The Room Next Door di Pedro Almodovar
Finalmente Almodovar dopo tante delusioni è riuscito a vincere un festival di primo livello (che vuol dire Cannes o Venezia). Giustizia è fatta, anche se tardiva, e non si può che esserne soddisfatti. Oltretutto Leone meritato, non un Leone alla carriera mascherato. The Room Next Door è la sua cosa migliore da parecchi anni a questa parte, un esemplare “discorso” sulla buona morte autoindotta che va dritto al suo oggetto senza addolcimenti consolatori. Lucido, secco, tagliente: un breviario laico su come lasciare questa valle di lacrime. Solo un po’ ridondante nella seconda parte. Detto questo, e dato a Pedro quel gli si doveva, avrei però preferito che il Leone fosse andato a The Brutalist, l’unico vero film-evento del concorso, uno sguardo sul passato per dirci qualcosa sul presente. E sul futuro del cinema. Per la giuria presieduta da Isabelle Huppert un’occasione persa. Se proprio non è stato possibile trovare l’accordo su Corbet perché non virare sulla georgiana Dea Kulumbegashvili che ha portato con April un film assai elaborato, altamente concettualizzato, mai convenzionale, pieno di stridori ma anche di fulminee illuminazioni? anche questo sarebbe stato un Leone rivolto al futuro (vedi recensione di The Room Next Door)

Leone d’argento – Gran Premio della giuria a:
Vermiglio di Maura Delpero
No, dissento. Il secondo premio in ordine di importanza sta larghissimo a questo pur discreta, e anche più che discreta, opera seconda di Maura Delpero dopo Maternal. In un villaggio trentino di montagna arriva – siamo quasi alla fine della Seconda guerra mondiale – tra altri reduci dalla Germania anche un forestiero, un siciliano. La piccola comunità lo accoglierà con benevolenza, di lui si innamorerà la figlia più grande del maestro di scuola. Non succede molto, la narrativa è volutamente minimalista, si concede molto spazio, in un approccio quasi antropologico, ai personaggi maggiori e minori, alle facce, i gesti, le posture, le microrelazioni all’interno delle famiglie e tra le famiglie, il lavoro, i riti collettivi. Cinema terso e scevro da ogni facile effettismo, ben impiantato nel reale, scabro, al limite del documentarismo, senza sovraccarichi e artifici. Dietro al quale si indovina uno sguardo registico rispettoso. Si sente la lezione di Ermanno Olmi (ma c’è anche qualcosa del cinema di Giorgio Diritti). Eppure Vermiglio, il titolo viene dal paese trentino in cui si svolge la storia, resta un bell’oggetto cinematografico fragile che rischia in più momenti di spezzarsi, cinema che rischia continuamente l’anoressia. E di mettere in scena l’ennesimo presepe bucolico (qui con molta neve). Il Leone d’argento è francamente troppo. Assurdo che gli sia stato dato un premio superiore a quelli di The Brutalist e April, opere che lo surclassano. (vedi recensione)

Leone d’argento – Premio per la migliore regia a:
Brady Corbet per The Brutalist
Si dice ancora vincitore morale? Bene, lui, Brady Corbet, lo è di questo Venezia 81 appena concluso. Vincitore morale con un film che sfiora il capolavoro, ma di cui la giuria disgraziatamente non è stata in grado di riconoscere pienamente il valore. Premio per la migliore regia quando Maura Delpero di Vermiglio  incassa il Gran premio? Ma andiamo. (vedi recensione)

Premio speciale della giuria
a:
April
di Dea Kulumbegashvili
Anche lei, come Brady Corbet e come già scritto sopra, avrebbe meritato più di quanto ha avuto (vedi recensione).

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a:
Nicole Kidman per Babygirl
Insieme a quello per Maura Delpero, il premio più discutibile. Non che Nicole Kidman, da consumata professionista qual è, non sia all’altezza. Ma il film è al limite dell’inguardabile, come ho già ampiamente scritto (vedi recensione).

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a:
Vincent Lindon per Jouer avec le feu
Il fim delle sorelle Coulin, Jouer avec le feu, è stato tra i più sottovalutati del concorso, poco amata dalla critica giovane perché troppo statico e tradizionale., Errore. Si tratta di un film ottimo, asciutto, dai tempi perfetti, su una famiglia tutta maschile, un padre e due figli intorno ai vent’anni, rimasti soli dopo la morte della madre. Un microcosmo il cui equilibrio verrà spezzato da un fatto atroce. Vincent Lindon, uno dei migliori attori europei, è monumentale quale padre che si trova a fronteggiare il crollo del suo mondo. Il premio più centrato di tutto il palmarèes. Viva Lindon. Quanto al film: ci volevano due donne registe, due sorelle, per restituirci dal di dentro la difficoltà oggi di essere uomini, intendo maschi, senza cadere nei soliti luoghi comuni sul patriarcalismo e la mascolinità tossica ecc. e il risultato è sorprendente (le Coulin nel loro film precedente si erano occupate di un altro mondo maschiocentrico, raccontando di soldati e soldatesse francesi reduci dall’Afghanistan).

Premio per la migliore sceneggiatura a:
Murilo Hauser e Heitor Lorega per Ainda Estou Aqui (I’m still here) di Walter Salles
Meritava qualcosa di più: un film di solida e ineccepibile fattura sul caso di un ex deputato brasiliano fatto sparire dal regime nei primi anni Settanta. E mai più tornato a casa. Una storia terribile raccontata dal punto di vista della moglie – una strepitosa Fernanda Torres che ritroveremo di sicuro candidata da qualche parte nella prossima award season – e dei suoi figli. La giuria avrebbe dovuto premiare la Torres al posto di Nicole Kidman. Oppure, assegnare a Walter Salles il premio a andato invece a Maura Delpero. Si sarebbe liberato così quello alla sceneggiatura. Che si sarebbe potuto dare, per esempio, al norvegese Love, rivelazione dell’ultimo giorno del concorso e gran successo di pubblico.

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente a:
Paul Kircher per Leurs enfants aprèa eux
Scontato (infatti lo avevo pronosticato). Figlio di Irène Jacob, è l’attor giovane in irresistibile ascesa del cinema francese (lo abbiamo visto prima di questo concorso in Le règne animal e nel Liceale di Christophe Honoré; il fratello Samuel, a lui somigliantissimo e pure attore, era invece in Le dernier été di Catherine Breillat). In Leurs enfants après eux domina la scena, protagonista assoluto di un’epopea popolare che si snoda nella provincia francese degli anni Novanta.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, premi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.