Ecco perché PIETA di Kim Ki-duk non ha l’accento (nell’originale)

A Venezia era uno dei tormentoni: ma perché il titolo del film Kim Ki-duk Pieta (che poi avrebbe vinto il Leone d’oro) è scritto senza accento? Così difatti appariva nel programma del festival e in ogni altra citazione ufficiale, così veniva riportato anche nel listino della casa di distribuzione italiana, la Good Films. Dunque, non poteva trattarsi di un refuso come molti, me compreso, avevano pensato all’inizio. Non so se qualcuno nella conferenza stampa successiva alla proiezione l’abbia chiesto al regista o a qualcun altro (non ero presente), fatto sta che il mistero è continuato per tutta la durata della mostra. L’ipotesi più accreditata era che si trattasse di una deformazione coreana del latino Pietas. Invece no, la risposta è più semplice, mai soluzione di un enigma fu più ovvia. Basta guardare l’immagine di lancio del film, i due attori protagonisti – la madre, il figlio – disposti a imitazione della vaticana Pietà di Michelangelo (vedi il post immediatamente precedente di questo blog). La quale in tutto il mondo viene chiamata, tranne che dagli esperti, Pieta, essendo l’accento finale pressochè sconosciuto in quasi tutte le lingue, a partire dall’egemone inglese. Dare un’occhiata a un qualsiasi sito anglofono sulla scultura michelangiolesca per averne la conferma. Ecco lo screenshot di uno tra i tanti:
Dunque Kim Ki-duk, che filogo non è, ha semplicemente adottato, volendo citare Michelangelo nel suo sgangherato-sublime film, la versione internazionale e volgare non accentata del titolo dell’opera. Tutto qui. Elementare Watson, elementarissimo (come ho fatto a non pensarci prima?)

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